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DUE MILLENNI DI STORIA

Due millenni di storia

RADICI

Nella “Fascia olivata Assisi-Spoleto” è inesistente il fitotoponimo “oliveto”. Abbondano definizioni come cerreto, cerquiglieto, elceto, carpineto, mentre l’oliveto è chiamato “chiusa dei piantoni”.
Questo perché l’olivo è una pianta originariamente esotica il cui radicamento è stato massicciamente artificiato: l’ulivo è stato insediato a fatica e protetto (in chiuse) in modo costante. Eppure, l’olivicoltura umbra ha radici antichissime: gli Etruschi furono i primi a coltivare l’olivo utilizzando i frutti per il consumo diretto, come testimoniato dal ritrovamento di noccioli in contenitori posti all’interno di tombe etrusche del VII secolo a.C.
L’olivo era molto utilizzato anche nell’epoca romana, come documentato da scavi archeologici, e anche nel passaggio dall’Antichità al Medioevo, quando arrivarono in Italia popolazioni “barbare” che basavano la loro dieta sulla triade burro, carne, birra, l’olio mantenne inalterato il suo valore culturale, sia come bene di consumo, sia come strumento indispensabile alla liturgia.

Due millenni di storia

SVILUPPO

Nel XVI e XVII secolo crebbe l’interesse per la coltura e l’olivo tra Assisi e Spoleto si diffuse ampiamente anche verso la fascia altimetrica dei 500-600 metri in sostituzione del bosco.
Nei contratti di enfiteusi, affitto e colonia comparve frequentemente l’obbligo di piantare olivi. Non di rado dipinti tardo medievali e rinascimentali offrono brani di paesaggi in cui è evidente l’intervento dell’uomo sull’ambiente naturale.
Dato il valore commerciale dell’olio e il suo gradimento da parte dei ceti più elevati della popolazione, la coltura dell’ulivo tra XVII e XIX secolo tende a conquistare superfici sempre più ampie e l’olio dei territori umbri risulta apprezzato, specialmente sul grande mercato di Roma o su quello fiorentino.
Gran parte dei suggestivi oliveti tradizionali, come quelli che ammantano la fascia pedemontana da Assisi a Spoleto, è principalmente frutto di interventi a sostegno di nuove piantagioni approntati a più riprese dallo stato Pontificio a partire dalla seconda metà del Settecento, fino all’Unità d’Italia.

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SVILUPPO

Nel XVI e XVII secolo crebbe l’interesse per la coltura e l’olivo tra Assisi e Spoleto si diffuse ampiamente anche verso la fascia altimetrica dei 500-600 metri in sostituzione del bosco.
Nei contratti di enfiteusi, affitto e colonia comparve frequentemente l’obbligo di piantare olivi. Non di rado dipinti tardo medievali e rinascimentali offrono brani di paesaggi in cui è evidente l’intervento dell’uomo sull’ambiente naturale.
Dato il valore commerciale dell’olio e il suo gradimento da parte dei ceti più elevati della popolazione, la coltura dell’ulivo tra XVII e XIX secolo tende a conquistare superfici sempre più ampie e l’olio dei territori umbri risulta apprezzato, specialmente sul grande mercato di Roma o su quello fiorentino.
Gran parte dei suggestivi oliveti tradizionali, come quelli che ammantano la fascia pedemontana da Assisi a Spoleto, è principalmente frutto di interventi a sostegno di nuove piantagioni approntati a più riprese dallo stato Pontificio a partire dalla seconda metà del Settecento, fino all’Unità d’Italia.

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LA BONIFICA

La Fascia olivata Assisi-Spoleto è l’esito di vistosi interventi agronomici e sistemazioni fondiarie realizzate in particolare nella metà del 1700. Il modello fu quello realizzato nella Toscana Leopoldina con la bonifica della Valdichiana; questa comportò la discesa a valle di popolazioni in precedenza insediate nelle fasce pedemontane adiacenti le pianure.
I terreni inerpicati furono rivestiti di ulivi seguendo i progetti dell’Accademia dei Georgofili.
La popolazione aveva così a disposizione una coltivazione invernale su cui impiegare l’eccesso di manodopera, resasi disponibile a seguito delle bonifiche nella piana.

Con la bonifica della “valle spoletana”, la preesistente presenza degli ulivi, racchiusi negli orti conventuali adiacenti ai centri abitati o interna a questi stessi, fu inglobata nella fascia pedemontana olivata seguendo un progetto unitario di rivalutazione delle colture, attuato parallelamente alla bonifica del fondovalle, dove vennero concentrate le colture cerealicole intensive, scandite dalle alberate delle viti maritate.